personal branding
Personal BrandING spiegato da mia figlia:
o come direbbe Woody Allen “sono troppo meraviglioso per descrivermi”
Una volta ho chiesto a mia figlia 4enne “Ma tu sei la mia principessa?” E lei mi ha risposto “Ma mamma, io non sono una principessa, io sono IO!
Tempo fa a un workshop mi hanno spiegato l’importanza del cosiddetto “personal branding”, ovvero saper sponsorizzare la propria identità professionale (per come l’ho capito io) esattamente come si potrebbe fare con un detersivo, una autovettura o un rossetto. Per dirla all’inglese, la capacità di individuare il proprio “business case” e promuoverlo. E mi è venuta in mente quella frase di mia figlia che dice “ma mamma io sono io”. Punto.

E riflettendo sempre sul tema del personal branding, ho pensato a quanto sia importante (prima di tutto)

aver una chiara percezione deI propri punti di forza.

E qui casca l’ asino.

Come si fa a identificare ciò in cui si riesce meglio?  

A me torna utile osservare le cose che faccio senza fatica, prima di tutto, con entusiasmo, che non vorrei mai procrastinare e che vorrei appassionassero anche gli altri.

Altra cosa utile, sono quei commenti positivi che arrivano a caldo, da chi meno te lo spetti, in maniera disinteressata, che ti fanno pensare: “tò, è vero!”. 

Senza contare il fatto che non esistono solo capacità tecniche ma anche, non meno importanti, doti relazionali o creative. Perché si sa, siamo persone e nel lavoro entriamo in relazione con altre persone (mai sottovalutarlo!).

Ma la scoperta migliore che ho fatto pensando al personal branding, è che

ciascuno di noi è fatto da una combinazione di qualità che ci distinguono da qualsiasi altra persona e che rendono il contributo di ciascuno “unico”.

E questa storia dell’unicità mi rende veramente grata di essere come sono e mi fa venire voglia di scoprire altre qualità attraverso la sperimentazione. E sì perché, mi sono resa conto, le mie qualità non sono una fotografia statica di quello che sono e sarò per il resto della mia vita. Si modificano, le posso coltivare, modificare, ne posso sviluppare di nuove.

Per me, la cosa che mi riesce meglio è quella che faccio senza fatica prima di tutto
Roxy

Preferisco riconnettermi alla mia intuizione di bambina, accettandomi con amorevolezza così come sono. Perché – come direbbe mia figlia – “io sono io”!

E allora tornando a riflettere sul tema del personal branding, mi viene da pensare che, sì… è senza dubbio importante saper fare marketing della propria professionalità, perché si sa oggi abbiamo tutti poco tempo e viviamo in una società che praticamente comunica tramite immagini. Ma a ben vedere, in fondo in fondo, io penso che, tutto sommato, io non sono un prodotto, non sono un rossetto, non sono un detersivo o un’autovettura.

E quindi, io preferisco riconnettermi alla mia intuizione di bambina, accettandomi con amorevolezza così come sono. Perché – come direbbe mia figlia – “io sono io”!

penso che tutto sommato io non sono un prodotto, non sono un rossetto, non sono un detersivo o un’autovettura.

Roxy

E tu? Quali sono le tue migliori qualità professionali? Come le coltivi? Come le scopri? Come le comunichi?

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